lunedì 30 maggio 2016

BRAVE NEW WORLD

IMPRESSIONS ON READING ALDOUS HUXLEY



Il nome della band nonchè il titolo del loro unico album sono stati ispirati, ovviamente, dal lungimirante e visionario racconto fantascientifico di Huxley dove una societa' composta da esseri umani prodotti in serie e divisi in caste vive con regole imposte da un'elite che li controlla anche emozionalmente. I quattro musicisti di Amburgo (nella prima facciata è presente una voce femminile che non canta ma recita parole a me incomprensibili), più due irlandesi, nel tentativo di riprodurre in musica quello che Huxley ha descritto a parole hanno dato vita ad un'opera estremamente originale. Stampato dalla mitica Vertigo, i "Mondo Nuovo" fanno convivere psichedelia west-coastiana, accenni di musica medioevale, progressive e jazz senza mai far prevalere un genere su un altro ma creando un tappeto sonoro unico nel genere anche per la presenza di strumenti insoliti come il corno e lo stilofono. Il vertice espressivo lo raggiungono con "The End", la suite che riempe quasi tutta la seconda parte del vinile e che racchiude 17 minuti di creativita' e liberta' espressiva che tocca l'apice con il dialogo tra batteria e flauto. Il tentativo di trasmetterci la disumanizzazione è presente anche in forma grafica. Nella copertina le ombre di (presumibilmente) un lui e una lei prendono colore su un marciapiedi mentre sullo sfondo domina un inquietante casermone, il tutto avvolto da un grigiore che ricorda certi esperimenti claustrofobici di edilizia popolare. Messaggio recepito.

martedì 24 maggio 2016

YATHA SIDHRA - A MEDITATION MASS



A Meditation Mass esce nel '74 edito dalla Brain (una tra le labels forndamentali che in quel periodo stampava dischi di krautrock) con una splendida copertina gatefold, il titolo del disco che si legge dal die-cut e lascia intravedere un mandala tibetano disegnato all'interno. I fratelli Fichter lavoravano da un pò ad un brano lungo, che presto si trasforma in una suite che da origine al loro unico disco e che combina suono e ricerca spirituale, a tal punto che le performance dal vivo dei Nostri erano esperimenti di meditazione sonora e preghiera collettiva. La suite è divisa in quattro parti e il risultato è un continuum di straordinaria eleganza e bellezza. Gli arpeggi di chitarra e le pulsazioni cosmiche del Moog, le delicate percussioni e gli angelici spifferi del flauto ci portano in uno stato di trance consapevole contornati da incensi e candele. Malgrado questo (e come succede spesso in molti dischi underground tedesco dell'epoca) il variare di stili, umori e tendenze è presente anche nei Yatha Sidhra, che non ci risparmiano accenni tenui di jazz e riff di chitarra psichedelica. Va infine segnalata la voce, lo strumento tra gli strumenti, poca ma sufficiente per sussurrare al cosmo  le emozioni profonde dell'uomo.

domenica 22 maggio 2016

IBLISS - SUPERNOVA

Chissa' se gli Ibliss, con il titolo del loro unico album che significa esplosione luminosa di una nuova stella, volessero paragonare la loro opera ad un'esplosione di percussioni visto che è la sezione ritmica presente nei solchi di questo ottimo disco a catturare l'ascoltatore. Non potrebbe essere diversamente visto che tra i membri della band vi sono due maestri del ritmo, Basil Hoummadi, percussionista iraniano, e Andreas Hohmann, uno dei due batteristi presenti nel primo album dei Kraftwerk.




Malgrado le premesse Supernova inaspettatamente ci conduce in territori esotici grazie ad un equilibrato e armonioso mix di musica etnica, tribale, con punte di misticismo. L'album è composto da quattro brani, di cui a mio modesto parere i due presenti nella seconda parte del disco sono quanto di più rappresentativo non solo delle intenzioni dei musicisti ma di quel mix di generi ed influenze presenti nei migliori lavori prodotti in Germania in quegli anni, anche grazie al fraseggio raffinato e vagamente jazzato del sax (sublime in "Athir") e gli intarsi fusion del flauto. Ed ecco che durante l'ascolto di "High Life" inconsapevolmente c'è chi da il tempo con un piede, chi con le spalle, chi muove nell'aria le bacchette della batteria...ipnotico!

domenica 15 maggio 2016

GURNEMANZ



Nel poema cavalleresco scritto da Wolfram von Eschenbach sul Graal (1.200 d.c.), Gurnemanz era il piu' vecchio dei Cavalieri e quindi meritevole di ascolto. Come è decisamente meritevole di essere ascoltata questa band che attinge alla tradizione folk tedesca, inglese e scandinava. In poco più di cinque anni, dal '72 al '77, i tre fondatori inieme alla cantante Manuela Schmitz (nella line-up definitiva del gruppo si uniranno un violinista e un suonatore di autoharp) ci regalano tre cassette autoprodotte (una delle quali edita in cd dalla Garden of Delights), due dischi e un terzo, intitolato "Blue Moon", che non è mai stato prodotto ma il materiale è presente in versione live ed elettrificata (rispetto la matrice acustica dei precedenti lavori) come Bonus Tracks in "No Rays of Noise". Il patrimonio della musica folk viene eseguito con eleganza e dolcezza senza mai risultare noioso (a volte succede in questo tipo di musica soprattutto nelle sue forme più tradizionali) ma al contrario toccando picchi di raffinatezza grazie alla maestria degli arrangiamenti e la sublime voce della bella Schmitz che, secondo chi scrive, è decisamente all'altezza delle famose colleghe che al tempo si esibivano in terra d'Albione (Sandy Denny e Mandy Morton per citarne due a caso!).





Per gli amanti dei duetti quelli eseguiti con Wolfgang Riedel sono alla pari di analoghi presenti in dischi oggi oggetto di culto come Tudor Lodge, Spyrogira o Magna Carta. Un suggerimento: il classico "John Barleycorn" è eseguito in maniera straordinaria, l'acustica "Fair Margaret and sweet Williams" è commovente, "What a day it is" e "Wanderer" (live) sono bellissime. Provare per credere....