I Nostri suonano davvero come un collettivo dove l'eclettismo e l'originalità di uno si fonde con quella del compagno (in senso musicale e di fede politica) per dare vita ad un suono compatto dove nessuno surclassa o oscura nessuno e l'insieme dei talenti e dell'ispirazione fa decollare in alto la musica. Ora folk, ora jazz e subito prima o subito dopo psichedelia ed elettronica. Un disco sempre in evoluzione, avanguardista, complesso ed immediato allo stesso tempo. Ottimi assoli di chitarra, un sassofono e un flauto straordinari. Praticamente un disco strumentale eccezion fatta per alcune brevi parti cantate. Modalità d'impiego: da ascoltare tutto d'un fiato e possibilmente a volume molto alto.
mercoledì 28 settembre 2016
KOLLEKTIV
Nome dal sapore piuttosto politico e politicizzato (molti gruppi tedeschi a cavallo degli anni '70 erano attivi politicamente nonchè affiliati alla sinistra più o meno radicale come reazione ad una società borghese statica e bigotta), alcuni di questi usavano la loro musica e la possibilità di salire sul palco per fare propaganda, Floh de Cologne e Ton Steine Scherben su tutti). Disco con strani effetti per via dell'utilizzo di modulatori e manipolazione del suono, jazz rock con derive space, alterna melodia a dissonanze con l'utilizzo addirittura di strumenti modificati artigianalmente. Da ascoltare con attenzione perchè la sperimentazione è presente su gran parte dei solchi di questo rarissimo e costosissimo disco uscito nel '73 dalle pressing plants della Brain.
I Nostri suonano davvero come un collettivo dove l'eclettismo e l'originalità di uno si fonde con quella del compagno (in senso musicale e di fede politica) per dare vita ad un suono compatto dove nessuno surclassa o oscura nessuno e l'insieme dei talenti e dell'ispirazione fa decollare in alto la musica. Ora folk, ora jazz e subito prima o subito dopo psichedelia ed elettronica. Un disco sempre in evoluzione, avanguardista, complesso ed immediato allo stesso tempo. Ottimi assoli di chitarra, un sassofono e un flauto straordinari. Praticamente un disco strumentale eccezion fatta per alcune brevi parti cantate. Modalità d'impiego: da ascoltare tutto d'un fiato e possibilmente a volume molto alto.
I Nostri suonano davvero come un collettivo dove l'eclettismo e l'originalità di uno si fonde con quella del compagno (in senso musicale e di fede politica) per dare vita ad un suono compatto dove nessuno surclassa o oscura nessuno e l'insieme dei talenti e dell'ispirazione fa decollare in alto la musica. Ora folk, ora jazz e subito prima o subito dopo psichedelia ed elettronica. Un disco sempre in evoluzione, avanguardista, complesso ed immediato allo stesso tempo. Ottimi assoli di chitarra, un sassofono e un flauto straordinari. Praticamente un disco strumentale eccezion fatta per alcune brevi parti cantate. Modalità d'impiego: da ascoltare tutto d'un fiato e possibilmente a volume molto alto.
giovedì 15 settembre 2016
WALPURGIS - QUEEN OF SABA
Con una delle copertine più kitsch del panorama musicale dell'epoca e il titolo in onore della biblica e bella regina etiope, i Walpurgis (in Germania, nella notte del 30 aprile, in coincidenza con la ricorrenza di Santa Valpurga, le streghe si radunavano per danzare in onore della luna) incidono per la mitica etichetta dell'orecchio (Ohr) il loro unico disco, "Queen of Saba", composto da sei canzoni. I cinque musicisti, due dei quali polacchi, nei primi quattro pezzi presenti sul lato A esprimono il tipico sound classic rock agrodolce di bands che si esibivano in quegli anni nella calda California (Country Joe & the Fish e Quicksilver Messanger Service per citarne un paio). Ben altra musica sul lato meno nobile del disco. Qui la presenza del tastierista dei Wallenstein si fa sentire, in tutti i sensi, e nelle due mini suite "What can i do" e " My last illusion" il suono dei Nostri onora la "Walpurgisnacht" con le sue feste pagane e le orgie tra streghe e demoni si trasformano in musica. Le bacchette magiche sono sostituite da strumenti musicali che danno vita a sognanti passaggi strumentali che si perdono in tessiture cosmiche. Quando il duetto dei due chitarristi polacchi diventa un tutt'uno col ritmo delle concas viene raggiunto l'apice del disco. Purtroppo lo scarso successo del disco fa sciogliere prematuramente il gruppo e come per altri colleghi di quegli anni il loro lavoro viene riscoperto ed apprezzato solo in tempi recenti.
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