Come spesso accadeva a molti gruppi dell’epoca, soprattutto
a seguito di insuccessi commerciali, la band si scioglie. Al secondo tentativo
gli Aigues Vives (non sappiamo il motivo per cui la band tedesca ha deciso di chiamarsi come un paesino sito
nel sud della Francia) cambiano stile, passando da un rock classico ad un folk
con tocchi progressivi. Sarà la predisposizione di chi scrive di apprezzare
sonorità un po’ malinconiche ma solo dopo il secondo (anche il terzo o quarto)
ascolto si coglie la raffinatezza stilistica nonché le eleganti sfumature di questa gemma acustica dove le chitarre
flirtano con il vioino che amoreggia con il flauto, il tutto accompagnato da
percussioni delicate e una voce mai ingombrante. Il paragone con
uno dei capolavori dell’acid-folk inglese, First Utterance dei Comus, sembrerebbe
azzardato ma Water of Seasons ricorda in tanti passaggi le sonorità esoteriche e sognanti dell'opera inglese nonché lo stile di alcuni gruppi tedeschi dell’epoca, Hoelderlin e Broselmaschine
su tutti, che hanno avuto, inspiegabilmente, molta più fama.
Un ulteriore rimpasto nella line-up non riesce a registrare un secondo album. Quattro canzoni sono stare ritrovate su una demo e sono presenti come "bonus tracks" nella riedizione in cd del vinile stampato privatamente in sole 1.000 copie.
