Nel '75 finiva un ventennio di miracolo economico che, dal dopoguerra fino ai giorni nostri, ha portato il Giappone da perdente e umiliata nazione alleata di Hitler a potenza industriale e tecnologica. Ma il polistrumentista Miyashita e i suoi compagni di viaggio (anche lisergico, d'altronde un paio di dischi hanno titoli inequivocabili come "Parallel World" e "Join our menthal phase") nascevano qualche anno dopo che i loro zii si suicidavano schiantandosi sulle navi del nemico e sia della guerra che del boom economico non credo gliene importasse granchè. Al contrario me li vedo adolescenti ascoltare su qualche radio gracchiante quelle canzoni che hanno così cambiato il destino della musica dalla fine anni '60 in avanti, ansiosi di chiudersi in qualche garage o scantinato per provare a replicare quelle sonorità così suggestive ed avvolgenti. Evoluzione dei Far Out, la Far East Family Band riesce più dei loro colleghi japo a mixare un derivativo ma ottimo space-rock krautiano con sonorità e forti echi Pink-floydiani senza mai venir meno alla musica tradizionale. Una chitarra acida Gilmouriana accompagna tappeti di tastiere, percussioni potenti (il Giappone ha prodotto molti eccellenti batteristi) si alternano a fiati avvolgenti, suoni proto-new age si mischiano a dinamiche del folklore locale, cantato in inglese si alterna al poco adatto ma convincente canto nella loro lingua d'origine. Liquidi, cattivi a volte e dolcissimi altre, psichedelici come imponeva l'epoca. Da amante del krautrock consiglio Nipponjin "solo" per il fatto che alla consolie sedeva un certo Klaus Schulze. Capolavoro. Tempo fa un amico collezionista mi ha detto: "ma con tutto quello che è stato prodotto in Europa in quegli anni compri pure i giapponesi?". Come risposta gli ho masterizzato "Nipponjin". Oggi credo che non gli manchi un disco di tutto quello che è stato prodotto in quella lontana isola.
https://www.youtube.com/watch?v=_8ZpVWuxPgg
