venerdì 27 gennaio 2017

HOLDERLINS - TRAUM



Preso in prestito il nome di uno dei più grandi poeti tedeschi del XIX secolo, gli Holderlin incidono nel 1972 il loro album d’esordio interamente cantato in tedesco (la voce della sconosciuta cantante teutonica riesce a rendere dolce ed avvolgente un idioma non proprio adatto al cantato, men che meno nella musica rock), peculiarità che verrà meno nelle loro opere successive. Folk progressivo con tinte ora cupe ora sognanti, Traum ha come interpreti principali la chitarra acustica e delicate percussioni. A completare il mosaico sonoro di questa fondamentale opera (per chi ovviamente vuole conoscere ed approfondire il krautrock “minore” di quegli anni) intervengono delicati fraseggi di  flauto, violino, sitar e mellotron (sarà un caso ma lo stesso Friedrich che narra i turbamenti amorosi di Iperione si cimentava con pianoforte e flauto come distrazione agli studi classici). Atmosfere bucoliche tra  venature progressive quasi impalpabili scorrono delicatamente per tutti i 35 minuti scarsi di questo disco inciso dal mitico funghetto di Berlino, il tutto all’interno di una splendida e coloratissima copertina che rappresenta una delle tante versioni dell’albero della vita. 
 
 “Peter'' and "Strohhalm” sono le due tracce più tradizionali dell’album, semplice ed immediato folk, mentre "Requiem Fur Einen Wicht" ma soprattutto il pezzo che da il nome all’opera sono più complesse e dimostrano la maestria dei giovani ragazzi di Dusseldorf. Quando i Nostri aggiungono una “e” diventando Hoelderlin l’ispirazione e la vena di Traum non si ritroverà più in nessuna delle loro opere successive.

venerdì 6 gennaio 2017

PAUL BRETT'S "HANDFUL OF RAIN"

"Avevo un amico che ha distrutto la sua vita. Ha lasciato due figli e una bellissima moglie. Cose strane gli passavano per la testa. Era l'uomo che ha venduto l'amore per un pugno di pioggia.
Ha aperto la porta ed è uscito dalla sua gabbia, fuori, nella notte, solo per girare un'altra pagina della sua vita che non era altro che una finzione. Era l'uomo che ha venduto la sua casa per un pugno di pioggia. 
Ieri l'ho visto che andava verso la luce splendente, come una falena attratta dal luccichio. Mi ha spezzato il cuore quando non mi ha riconosciuto. Era l'uomo che ha venduto un amico per un pugno di pioggia.
Ora vive il tempo preso in prestito, dormendo dove capita perchè lentamente sta morendo. Solo Dio gli si avvicina abbastanza da sentire le sue preghiere nascoste dietro il pianto.
Era l'uomo che ha venduto la sua vita per un pugno di pioggia".
                                                               

Che io sappia Paul Brett è un arzillo signore di settant'anni che dopo aver suonato la chitarra in gruppi e artisti seminali come Strawbs, Fire, Al Stewart e Roy Harper ha pubblicato tre dischi come Paul Brett Sage (buona commistione tra prog e folk) e materiale solista raccolto in vari dischi il primo dei quali, omonimo del '73, contiene "handful of rain" (nonchè altri due o tre godibilissimi pezzi dove la presenza di "antiques" - così violino e flauto vengono chiamati nelle note di copertina - accompagnano la chitarra acustica del Nostro). Una sera un amico mentre ascoltavamo musica mi ha detto che per lui chi scrive una bella canzone merita il paradiso per le emozioni che riesce a trasmettere. Se è così allora per me Paul Brett ne avrà pieno diritto perchè la sua "un pugno di pioggia" è una gemma preziosissima che di emozioni ne regala tantissime.