La terra della foglia d'acero ha prodotto cose interessanti
soprattutto in epoche più recenti. Basti citare il delicato indie-rock dei
Cowboy Junkies, l'intrigante catologo Constellation con Godspeed You Black Emperor
su tutti (nochè i loro progetti paralleli quali Esmerine o Hrsta, tra
sperimentazione ed energico post-rock) e gli incantevoli Tindesticks. Più
povera la produzione negli anni settanta ma sufficiente per averci regalato un
disco straordinario, ossia le "Cinque Stagioni" degli Harmonium. Folk
progressivo dove le chitarre acustiche e il flauto permettono agli altri
strumenti (non è presente la batteria) di intervenire da contorno alla loro dichiarazione d’amore,
ricordando a mellotron e tastiere che sono lì solo per accompagnarli nel loro incantevole
fraseggio. Primavera, estate, autunno e inverno scorrono piacevolmente e sono i
preliminari per l’introduzione ad una quinta stagione della durata di circa 17
minuti. Un brano bellissimo che dopo tanti ascolti riesce ancora a deliziare. Progressive, passaggi da teatrino vaudeville, musica da film e a tratti classica che dal minuto quattordicesimo fino allo splendido finale ci regala ancora fortissime emozioni grazie soprattutto all'amplesso musicale tra chitarra e flauto, qui sublimissimi.
Nota di colore: a differenza di tutte le band dell'epoca dove i vari componenti spesso sono immortalati con espressioni sballate o sguardi persi naturale conseguenza degli effetti di sostanze psicotrope tanto in voga negli anni settanta, i Nostri, al contrario, sono sempre raffigurati sorridenti e molto poco "underground".
Nota di colore: a differenza di tutte le band dell'epoca dove i vari componenti spesso sono immortalati con espressioni sballate o sguardi persi naturale conseguenza degli effetti di sostanze psicotrope tanto in voga negli anni settanta, i Nostri, al contrario, sono sempre raffigurati sorridenti e molto poco "underground".

