Un disco malato, ossessivo. Basterebbe questo per raccontare Kalachakra (Ruota del Tempo), una delle pratiche più
elevate ed esoteriche del Buddhismo Tibetano, tanto che viene definito da
alcuni come il "Re dei Tantra". Questo il nome piuttosto impegnativo (che
diventa Kalacakra) scelto da Heinz Martin (antiquario di Duisburg appassionato d’arte
e cultura indo-tibetana nonché multistrumentista che si cimenta con piano, chitarra,
violino, violoncello, flauto e synth…in pratica tutto) e Claus Rauschenbach per registrare una delle opere più suggestive
e mistiche del panorama musicale tedesco dell’epoca dal titolo Crawling To
Lhasa (letteralmente strisciare fino a Lhasa, in Tibet). A parte i pochi ed
inquietanti passaggi vocali presenti, e quei pochi sembrano uno sciamanico tentativo
di trasmettere una sorta di rito rigenerativo sull’ascoltatore ignaro, questi
quaranta minuti scarsi (ma costosissimi nella loro versione originale andata
invenduta all’epoca e rarissima oggi) di musica misteriosa lambiscono senza mai
toccare le coste del raga (presenti sonorità orientali anche grazie al sitar - ca va sans dire), della psichedelia, di alcune cupe sonorità
medioevali nonché un blues rarefatto e siccome siamo in Germania possiamo definire cosmico, il tutto con profonde vibrazioni hippy. Anche
dopo svariati ascolti rimaniamo quello che siamo, non avremo una comprensione
profonda dell’anima e del mondo e il
disco (la ristampa in cd forse è più corretto) non ha poteri taumaturgici su di
noi. Ma la serata giusta e con l’atmosfera giusta un intimo ascolto di Kalachakra
può regalare intense emozioni.

Nessun commento:
Posta un commento