lunedì 16 dicembre 2019

UN SOGNO FATTO DI OMBRE: ALLE ORIGINI DEL DARK AMERICANO




Gli inglesi lo chiamano goth (abbreviazione di gothic), noi italiani dark (che – ricordiamolo – nella lingua inglese significa ed indica solo il buio e non identifica un genere musicale), per gli americani è il death rock. Una corrente che affonda le proprie radici artistiche nelle provocazioni a tinte horror di Alice Cooper, capostipite riconosciuto del così detto shock rock, sin dai primi anni Settanta, nella natia Detroit.
Il death rock, a differenza del dark inglese, non cerca particolarmente atmosfere languide ed il suo è un romanticismo a tinte scure, nutrito dall'estetica del bello e dannato. Musicalmente, resta ritmato e molto imparentato con il post punk. E' decadente, sì, ma anche teso, nervoso e duro. Nero. E' molto rock e non prevede digressioni ambient o approdi pop. La melodia c'è, ma si fa strada attraverso un sogno fatto di ombre, che – spesso e volentieri – sconfina nell'incubo. L'immaginario statunitense è quello della fantascienza anni Cinquanta, dei B-Movies e delle creepy stories di matrice fumettistica (più che letteraria: l'America non ha del resto avuto Byron e Shelley). L'esoterismo del death rock, detto altrimenti, non è quello di certa cultura filosofico-religiosa europea, ma piuttosto quello che si rifà all'universo mitologico e leggendario di Halloween. L'Halloween d'oltreoceano, quello portato sugli schermi dal grande John Carpenter. Il grande cineasta e compositore di colonne sonore, si sa, ambientò a Los Angeles uno dei suoi capolavori, Distretto 13 – Le brigate della morte, nel 1976. Ed a Los Angeles si può dire che il death rock sia nato, con tutta l'asciutta e densa essenzialità del punk primigenio, attraverso fascinazioni occulte e produzioni indipendenti.
I padri fondatori del death rock sono e restano, di là da ogni dubbio, i Christian Death, costituiti nel loro nucleo originario dal prematuramente scomparso Rozz Williamns, nel 1979. Il mini Deathwish (1981), il classico Only Theatre of Pain (1982) e in parte almeno Catastrophe Ballet (1984, il primo disco della band con Valor Kand), lo stesso Ashes (1985) sono veri e propri monumenti del genere, autentici inni di nera bellezza dal cuore post-punk. Dal 1985 in avanti, Valor si è di fatto appropriato del nome della band, portandola via via su territori gothic dark di scuola europea e anglo-britannica in particolare, sino a perdere non poco del suono originario e ad approdare sempre più ad un banale black metal, stile ultimi Cradle of Filth. Della discografia con Valor, dal 1985 in avanti, il mini The Wind Kissed Pictures (1985) e lavori quali The Scriptures (1987), il blasfemo Sex and Drugs and Jesus Christ (1988), il dittico All the Love All the Hate (1989), Prophecies (1996), Born Again Anti-Christian (2000) ed American Inquisition (2007) sono ancora validi e da avere, ma tutto il resto non è veramente all'altezza del grande passato. Infinitamente superiori i Christian Death rimessi in piedi da Williams dal 1992 in poi, coerenti con la più pura identità artistica del death rock primigenio: in dischi come The Iron Mask (1992: partecipano i Sex Gang Children), The Path of Sorrows (1993), Iconologia (1993, dal vivo), The Rage of Angels (1994), Death in Detroit (1995, altro live), riaffiora tutta l'eredità dei veri 'Christian Death'. Chi di loro non possedesse nulla e volesse iniziare un'opera di necessaria quanto auspicatissima scoperta può partire se vuole anche dall'esaustiva raccolta 1981-1989 dal titolo Incantations (uscita nel 1993). Con la sua Arte, il grande e compianto Rozz Williams ci ha altresì mostrato sin dove si sia spinto il messaggio del Bowie anni Settanta.
Dai Christian Death – nonché dalle Super Heroines – è derivato, inoltre, il primo super-gruppo del death rock, gli storici Shadow Project, I maestri indiscussi nel saper unire post punk e metal gotico, con aperture art rock alla Roxy Music (primo periodo). Per loro un nastro, tre album ed un live, tutti tra il 1987 ed il 1998. Nel loro epitaffio, dal titolo From the Heart, compare anche il tastierista dei Saviour Machine.

 

Attorno ai Christian Death, nell'America di fine '70 / primi '80, ruota tutto un mondo, sotterraneo ed ancora oggi misconosciuto. Il vero underground come sanno i cultori di cose sepolte. In questo caso sepolte in tombe di cimiteri di provincia, gli stessi dove la notte amava passeggiare Lovecraft. Tra il 1978 e il 1981, la Bay Area di San Francisco (di lì a breve culla del thrash metal) vede sorgere Bags (primo nucleo di Legal Weapon e, soprattutto, Gun Club), Sleepers e Rhino 39. Da questi ultimi, in principio autori d'un feroce hardcore con pochi compromessi, nascono gli TSOL, acronimo per True Sounds of Liberty. Il loro Dance With Me (1981), necrofilo e provocatorio, segnò e letteralmente un'epoca, manifesto unico di un dark-core insieme sepolcrale e ruggente. Con Beneath the Shadows (1983) ed i due lavori successivi (Change Today del 1984 e Revenge del 1986) la scrittura e le scelte timbriche si fecero più prog e sinfoniche, con innesti pomposi da drama rock e schemi new wave: inusuali ma significativi episodi di death rock barocco ed avvolgente. Nel 1987, uscì Hit and Run e si registrò un altro mutamento stilistico: questa volta la band di LA abbracciava l'hair metal portato alle stelle da Poison e Faster Pussycat. Nota in margine, di non secondario rilievo: i primi due degli Offspring (che nulla c'entrano con quanto fatto, di commerciale, da Smash in avanti) furono dischi di grande death rock e punk metal gotico, sulla scia proprio degli TSOL, che si sono poi ricostituiti e il cui catalogo è stato rieditato non a caso dalla Nitro di proprietà degli Offspring.
Sempre californiani, di Bakersfield, affini ai Christian Death – ma non senza echi Cure e Bauhaus – erano i Burning Image: quattro anni di attività, scoperti dal produttore dei Social Distortion. Il canto della notte albergò nei loro nastri, EP e singoli del quadriennio 1983-1987: death rock californiano, in tutta la sua purezza, al suo meglio. Da riascoltare con la dovuta attenzione.
Altri acts, altre storie. Anzi, altra Storia. Tutta made in california, in quella Los Angeles che è stata autentico fulcro di un grandioso movimento. Cominciamo coi Flesh Eaters, nati per iniziativa di ex membri degli storici X e dei Divine Horsemen: un mini LP e due album, tra il 1978 e il 1981, molto amati anche dai cultori del roots rock alla Stan Ridgeway. Sorti nel 1978 e basilari i Kommunity FK (formazione dal gusto notevolmente sperimentale): molteplici lavori, tra death rock e gothic noise di marca elettronica, ideale punto di incontro di Throbbing Gristle (e di quel che c'è, in loro, del 'nume tutelare' William Burroughs), Velvet Underground, Joy Division e di glam-punk alla David Bowie / Iggy Pop. Per dirla diversamente: Andy Wharol in musica. Dal 1981 al 1989, lungo, pertanto, tutto l'arco del decennio, strettamente connaturati ad esso, furono poi attivi i 45 Grave, band grandiosa, in bilico tra horror punk e il death rock neo-gotico (la vera cifra del dark a stelle e a strisce), molto alla TSOL e formati da ex componenti dei Germs. A loro volta, membri dei 45 Grave hanno militato nei più noti Gun Club, tra il 1981 e il 1984: uno sposalizio di estetica post punk, death rock americano e influenze mutuate da Nick Cave. Chi ama i 45 Grave non può esimersi dal procurarsi le leggendarie Super Heroins di Eva O (attive dal 1981 al 1985): nel loro approccio il synth, utilizzato in maniera diversissima dal coevo electro-pop britannico, mostra tutta la propria utilità nella pittura di paesaggi sonori che rimangono una testimonianza, indimenticabile, del più sanguigno e viscerale death rock losangelino.
Femminile anche l'universo di Morticia, in pista sin dal primo demo tape del 1986. E ringraziamo la nostra Black Widow per averla ristampata. La label genovese ha il merito di avere atresì pubblicato i Ripper di Dead Have Risen, nel 2007: perfetto mix di Danzig, Samhain (si diceva di Halloween e della sua codificazione americana), Death SS ed appunto Morticia, sotto le insegne di un tenebroso e potente horror metal. Più classicamente death rock, nel solco tracciato in profondità dai Christian Death, gli storici Pompeii 99, con imprescindibili tastiere, una luminosa meteora che ha solcato tra 1981 e 1982 i cieli di Los Angeles. Grande musica, in anticipo sui Sisters of Mercy e sui Damned di Phantasmagoria (1985). Più avventurosi i Radio Werewolf, il cui death rock, dal 1984 al 1992, ha saputo incorporare Gotico Americano (per riprendere qui il titolo d'un capolavoro di Robert Bloch), post punk sintetico con nastri ad anello (stile Boyd Rice) ed ur-folk industriale, nella vena dei Death in June.
Provenienti dal Nevada, ma con cli occhi della mente rivolti ai lidi musicali esplorati in California, sono almeno da menzionare i particolarissimi Theatre of Ice, la cui esistenza sotterranea s'è protratta dal 1978 al 1993. Tre lustri nei quali la band ha unito gli incubi elettronici dei Suicide, il retaggio di Iron Butterfly e Roxy Music, l'hard spaziale di Chrome e Blue Oyster Cult, con il cosmo orrorifico del death rock più imparentato con una mai sopita ascendenza di scuola punk.
Quest'ultima rifulge, insieme al mito di Jim Morrison e alle suggestioni di Screaming Jay Hawkins, nella musica dei Misfits di Glenn Danzig (poi nei Samhain, prima di abbracciare una rigogliosa ed interessantissima carriera solista). Quello dei Misfits fu un hardcore a tinte dark, epico ed elaborato, sinistro e melodico: pura mitologia americana, insieme pulp e weird. Il primo singolo del 1977 – un anno non di certo qualunque – il lost album Static Age (1978), gli innumerevoli mini e le altrettanto numerose raccolte, il classico Walk Among Us (1982), i concerti infuocati ed estremi, spettacolari e grandguignoleschi, quella Last Caress coverizzata, poi, dai Metallica (a dimostrazione di quanto il thrash metal americano debba all'hardcore punk) sono tutte pietre posate per costruire, in musica, il Tempio della Decadenza, tra omaggi a Marilyn Monroe ed un malcelato amore per l'universo horror statunitense. Il verbo death rock da cui sono nati, appunto, i Samhain (fra post punk gotico e thrash esoterico) tra il 1984 e il 1986, con il luciferino vocalist immancabilmente sugli scudi, affascinante e perverso.
Da New York vennero anche i Cramps, in assoluto una delle band più importanti e sottovalutate di tutta la storia del rock. Se ne parla sempre troppo poco, se non pochissimo, nonostante la creatura di Lux Interior e Poison Ivy abbia saputo portare il rock and roll anni Cinquanta all'Inferno e ritorno, formendone una versione sulfurea, ritmicamente aggressiva, velocissima e maledetta, inquietante e lisergica. I Cramps sono stati il vero anello di congiunzione tra punk and roll e voodoo rock e titoli come Songs the Lord Thought Us,  A Date With Elvis, Psychedelic Jungle la dicono – ancora oggi – molto lunga, mentre i loro shows al mitico CBGB's della Grande Mela sono rimasti nella memoria d'innumerevoli fans del death rock primevo.
Altri gruppi importanti e poco noti, tutti in bilico tra death rock e horror punk alla Misfits, restano i Silver Chalice, Mighty Sphincter, Mnemonic Device, Outer Circle, Ex-VoTo, Scarecrow, Holy Cow, Of a Mesh, Chop Shop, Shadow of Fear, Reds, Brigandage, Blood and Roses, Brain Eaters, Plague, Children’s Zoo, Ochrana, Gargoyle Sox, Kryst the Conqueror, Doyle Wolfgang Von Frankenstein, i bradburyani Fahrenheit 451, i favolosi The Naked and the Dead (un capolavoro, il loro unico disco del 1985), i gothic punk Dwarves (stile TSOL e primi Offspring), i Voodoo Church (1982, lungo la scia della primissima Siouxie), in anni a noi più recenti Joykiller (creati da ex membri dei Weirdos), Gotham Road (quando il nome dice tutto ed il peccato si fa musica) ed i più melodici London After Midnight, maggiormente prossimi alla dark wave tedesca. Da tenere in altissima considerazione poi i Mephisto Waltz ed i Faith and the Muse, entrambi formati da membri di Christian Death e Shadow Project. Due maniere, convergenti, per portare nel presente e proiettare nel futuro il death rock. Un discorso simile vale per i Tragic Black di Salt Lake City. E per quella grande musica che non muore mai, che sa aggiornarsi senza rinnegare se stessa, sopravvivendo alle mode e rimanendo fedele alla propria poetica.

Davide Arecco


Nessun commento:

Posta un commento