Secondo capitolo di 'temi perduti' per John Carpenter. Il grande regista e
compositore statunitense – coadiuvato dal figlio Cody e da Daniel Davis – ci
regala altri dodici brevi colonne sonore per 'film immaginari'. Rispetto al
primo Lost Themes, l'impronta complessiva si è fatta qui leggermente più rock e
ritmata, a tratti vagamente industriale. Il suono resta comunque molto anni
Ottanta, dal punto di vista delle scelte timbriche adottate: un dark
elettronico che Carpenter iniziò a forgiare a partire da Distretto 13 e
naturalmente da Halloween, e che si mostra tuttora attuale. Pezzi come gli
iniziali Distant Dream e White Pulse definiscono, bene e subito, le coordinate
stlistiche del progetto: algidi, freddamente tecnologici, cinematografici e
inquietanti, quasi matematici nella loro costruzione, ma ricchi di colori e
atmosfere suggestive, oscuri senza essere ossessivi. Lo stesso discorso vale
poi per Windy Death, Virtual Survivor, Utopian Facade, Real Xeno e l'omaggio
Bela Lugosi, composizioni concentrate sul lato B del disco (Carpenter è
piacevolmente all'antica nel suddividere anche il CD in due sides). Mentre vi
scriviamo, il regista sta portando in tournée – anche in Italia – queste e le
altre sue colonne sonore più celebri, le migliori delle quali restano quelle
del periodo 1976-1983. In Lost Themes II, sintetizzatori e tastiere disegnano
paesaggi sonori antichi e moderni nello stesso tempo, fedeli alla tradizione e
resi attuali dal gusto di un autore sempre aggiornato. Uno
splendido lavoro, tra musica e cinema (virtuale).
Davide Arecco

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