Preso in prestito il nome di uno dei più grandi poeti
tedeschi del XIX secolo, gli Holderlin incidono nel 1972 il loro album d’esordio
interamente cantato in tedesco (la voce della sconosciuta cantante teutonica riesce a rendere dolce ed avvolgente un idioma non proprio adatto al cantato, men che meno nella musica rock), peculiarità che verrà meno
nelle loro opere successive. Folk progressivo con tinte ora cupe ora sognanti, Traum
ha come interpreti principali la chitarra acustica e delicate percussioni. A
completare il mosaico sonoro di questa fondamentale opera (per chi ovviamente
vuole conoscere ed approfondire il krautrock “minore” di quegli anni) intervengono
delicati fraseggi di flauto, violino, sitar
e mellotron (sarà un caso ma lo stesso Friedrich che narra i turbamenti amorosi
di Iperione si cimentava con pianoforte e flauto come distrazione agli studi
classici). Atmosfere bucoliche tra
venature progressive quasi impalpabili scorrono delicatamente per tutti
i 35 minuti scarsi di questo disco inciso dal mitico funghetto di Berlino, il
tutto all’interno di una splendida e coloratissima copertina che rappresenta una delle
tante versioni dell’albero della vita.
“Peter'' and "Strohhalm” sono
le due tracce più tradizionali dell’album, semplice ed immediato folk, mentre "Requiem
Fur Einen Wicht" ma soprattutto il pezzo che da il nome all’opera sono più
complesse e dimostrano la maestria dei giovani ragazzi di Dusseldorf. Quando i Nostri
aggiungono una “e” diventando Hoelderlin l’ispirazione e la vena di Traum non
si ritroverà più in nessuna delle loro opere successive.

Nessun commento:
Posta un commento